poesie, raccontini, favolette sul mondo contadino italiano di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
venerdì 16 maggio 2014
2 POESIE di Sergej Esenin
PAESE MIO
O paese, paese mio,
tu così tetro nella pioggia d'autunno.
Nella pozzanghera nera il fanale intirizzito
riflette un viso senza labbra.
No, è meglio che non me ne stia qui a guardare
per non vedere qualcosa di peggio.
La guarderò con gli occhi socchiusi
questa roba arrugginita e morta.
Ecco, così fa più caldo e fa meno male...
Guarda, tra gli scheletri delle case
il campanile come un mugnaio
porta i sacchi di rame delle campane.
Se hai fame, ti sazierai.
E se sei infelice, sarai contento e allegro.
L'importante è che non guardi
con gli occhi troppo aperti,
o mio sconosciuto fratello di questa terra.
Così l'ho pensata, così poi ho fatto.
Ma, ahimè, è sempre la stessa cosa.
Si vede che il mio corpo s'è troppo abituato
a patire questo brivido gelido.
Bene, che m'importa?
C'è tanta altra gente,
non ci sono solo io vivo a questo mondo.
Ma il fanale ora strizza l'occhio ora sogghigna
con la sua testa senza bocca.
Solo il mio cuore sotto il vestito sdrucito
mi sussurra che son vissuto su questa terra:
"Amico, amico, gli occhi indovini
te li potrà chiudere solo la morte".
RUSSIA
Mia cara Russia, patria mia,
le capanne sono visioni d'oro...
Nella tua azzurrità che si mangia gli occhi
non si vede principio nè fine.
Come un fedele pellegrino
io guardo la tua campagna,
mentre nei bassi recinti
languiscono i pioppi frusciando.
Profuma nelle chiese di miele e di frutti
il tuo mite Cristo.
E dietro, nel corteo dei prati
schiamazza allegra la danza.
Correrò per i sentieri battuti,
libero tra i viottoli verdeggianti.
Incontrerò una risata di ragazza,
mi verrà incontro tintinnando come un orecchino.
E se grideranno le guardie sante:
"Vieni in Paradiso, abbandona la Russia!",
io dirò: "Non ho bisogno del Paradiso,
lasciatemi questo mio paese".
(versione di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo
e Marija Achmatova)
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